Ciò che ci aspetta è più di quel che si pensa. Dipende da noi.
Occorre rispettare e stimare sè stessi, secondo tutta l’estensione e la profondità di quella pretesa che abita da sempre in ciascuno: che la vita sia vera.
Ma non è soltanto pretesa, oppure un diritto, è un supremo dovere: conquistare la vita; amare il suo compimento.
Almeno una volta ognuno capisce, contro il potere delle opinioni del mondo, che anche la donna, l’uomo, i compagni, lo studio, il lavoro, la carriera, il futuro, non possono, non devono star fuori dall’orizzonte, di questo amore.
E’ la libertà più grande che abbiamo: prendere sul serio l’urgenza più elementare, quella di essere fino in fondo noi stessi.
Prendersi sul serio: questo è l’inizio del compimento!
Sentire anche per poco, questa urgenza, vuol dire, sconfiggere la gabbia del nostro privato; vivere alla luce del sole la speranza del cambiamento. Diventare curiosi ed aperti verso ciò che ci si incontra, voler stare con chi ha già cominciato perché sia reale il fiorire di sé.
Investire tutta la realtà con la forza di una speranza.